Descrizione
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Caratteristiche del puzzle Ultima cena di Leonardo
Il puzzle “Ultima Cena” di Leonardo da Vinci è un meraviglioso modo per scoprire l’affascinante mondo del grande studioso rinascimentale.
Infatti grazie allo studio dettagliato dell’affresco del Cenacolo, si può scoprire, pezzo per pezzo in questo puzzle di Leonardo Da Vinci, ogni piccolo particolare e ogni pennellata del maestro toscano.
I colori e le forme dell’opera racchiudono tutta la bellezza di una storia travagliata e difficile tra restauri e bombardamenti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row layout=”wide” css=”.vc_custom_1615670428428{padding-top: 30px !important;padding-right: 0px !important;padding-bottom: 30px !important;padding-left: 0px !important;}”][vc_column][vc_row_inner css=”.vc_custom_1615670445891{padding-right: 0px !important;padding-left: 0px !important;}”][vc_column_inner width=”1/2″ offset=”vc_col-lg-5 vc_col-md-5″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeft” css=”.vc_custom_1576676105468{margin-top: 30px !important;margin-bottom: 30px !important;}”]Il Puzzle Ultima cena nel dettaglio
Il puzzle Ultima Cena da 1000 pezzi Impronte Edizioni è davvero un capolavoro dell’arte rinascimentale.
Questa versione ripropone un soggetto estremamente famoso, come la cena di Cristo con i discepoli, in una versione panoramica molto affascinante.
L’immagine è ben definita e tutti i dettagli risaltano enormemente.
Il gioco di luce e il chiaro-scuro permette di apprezzare la tecnica della prospettiva tipica dell’arte di questo periodo.
I tasselli del puzzle Ultima cena si incastrano perfettamente e non si verificano sbavature nel ricostruire una scena così complessa e dei personaggi cosi particolareggiati.
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Numero pezzi1000 | ![]() |
MarcaImpronte Edizioni |
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Dimensioni puzzle (cm)97 x 34 | ![]() |
Dimensioni scatola (cm)39 x 16 x 6,5 |
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e ottimo incastro”,”url”:”#”,”left”:”30%”,”top”:”70%”},{“name”:”Immagine arte rara”,”price”:”Colori brillanti”,”url”:”#”,”left”:”50%”,”top”:”55%”},{“name”:”Scatola ben rifinita”,”price”:”Confezione regalo”,”url”:”#”,”left”:”10%”,”top”:”35%”}]” css_animation=”wpb_fadeInRight” image=”3580″][/vc_column_inner][/vc_row_inner][/vc_column][/vc_row][vc_row layout=”wide”][vc_column css=”.vc_custom_1492834912211{padding-right: 0px !important;padding-left: 0px !important;}”][vc_column_text]
Descrizione dell’opera
Nel 1494 Leonardo Da Vinci ricevette però importante incarico da Ludovico il Moro, il quale aveva scelto la chiesa domenicana di Santa Maria delle Grazie a luogo della casata degli Sforza.
Il duca di Milano aveva finanziato importanti lavori di ristrutturazione e abbellimento di tutto il complesso.
Infatti, Bramante aveva appena finito di lavorarvi, quando si decise di cominciare la decorazione del refettorio.
A questo scopo venne scelta una decorazione tradizionale sui lati minori, una rappresentante la Crocifissione e l’altra l’Ultima Cena.
Alla Crocifissione, terminata già nel 1495, lavorò Donato Montorfano, che realizzò una scena di impostazione tradizionale.
Invece l’ultima cena fu commissionata a Leonardo da Vinci, il quale venne descritto da Matteo Bandello, nella novella LVIII datata 1492, che in quel periodo soggiornava per motivi di studio nell’edificio, fornendo una preziosa testimonianza del modus operandi del Cenacolo di Leonardo:
«Soleva […] andar la mattina a buon’ora a montar sul ponte, …dal nascente sole sino a l’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere…Tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed esaminando tra sé, le sue figure giudicava. L’ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove.»
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La magnifica tecnica di un dipinto difficile
Leonardo non amava la tecnica dell’affresco, la cui rapidità di esecuzione, dovuta alla necessità di stendere i colori prima che l’intonaco asciughi imprigionandoli, era incompatibile con il suo metodo, fatto di continui ripensamenti, aggiunte e piccole modifiche.
Scelse di dipingere quindi su muro come dipingeva su tavola.
Infatti i recenti restauri hanno permesso di appurare che l’artista, lavorò al dipinto usando una tecnica tipica della pittura su tavola.
La preparazione del dipinto era composta da una mistura di carbonato di calcio e magnesio uniti da un legante proteico; prima di stendere i colori l’artista interponeva un sottile strato di biacca (bianco di piombo), che avrebbe dovuto far risaltare gli effetti luminosi.
In seguito venivano stesi i colori a secco, composti da una tempera grassa realizzata probabilmente emulsionando all’uovo
Questa tecnica permise a Leonardo di creare dei fantastici effetti cromatici e di porre particolare ricchezza della pittura, con una serie di piccole pennellate.
Grazie a questi accorgimenti tecnici Leonardo poté avere una cura estrema dei dettagli, una resa delle trasparenze e degli effetti di luce e piccoli particolari visibili solo da distanza ravvicinata.
I primi problemi di conservazione
Tuttavia queste scelte tanto raffinate e ricercate furono anche all’origine dei problemi conservativi.
Purtroppo con il dipinto ancora non terminato, Leonardo si accorse che la tecnica che aveva utilizzato mostrava subito i suoi gravi difetti.
Una piccola crepa sul lato sinistro della composizione era già stata descritta dal maestro durante i lavori.
Tuttavia si trattava solo dell’inizio di un processo di disgregazione che sarebbe continuato inesorabile nel tempo.
Soltanto una ventina di anni dopo la sua realizzazione, il Cenacolo presentava danni molto gravi, tanto che Giorgio Vasari, che la vide nel maggio del 1566, scrisse che “non si scorge più se non una macchia abbagliata”.
Il lento sgretolarsi di un tesoro
Per capire quanto siano stati devastanti i danni, basta confrontare l’originale con una delle numerose copie dell’opera, come quella del Giampietrino: i colori accessi e le vivide forme dovevano essere tanto magnifiche quanto impressionanti nell’opera originale di Leonardo.
L’opera subì numerosi tentativi di restauro nel tempo, che cercarono di porre rimedio ai danni, stabilizzando le cadute e, spesso, provvedendo a vere e proprie ridipinture.
Tuttavia i restauri non sempre hanno rispettato pienamente l’opera, ad esempio l’apostolo Pietro, con la fronte bassa, è una delle figure che disturbano di più nell’intera composizione; ma le copie mostrano che la sua testa era in origine piegata indietro e vista di scorcio.[/vc_column_text][/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1/2″][vc_single_image image=”3578″ img_size=”full” alignment=”center” css_animation=”fadeInRight” css=”.vc_custom_1573148831960{margin-top: 30px !important;margin-bottom: 30px !important;}”][vc_single_image image=”3577″ img_size=”full” alignment=”center” css_animation=”fadeInRight” css=”.vc_custom_1573148838526{margin-top: 30px !important;margin-bottom: 30px !important;}”][vc_single_image image=”3579″ img_size=”full” alignment=”center” css_animation=”fadeInRight” css=”.vc_custom_1573148844041{margin-top: 30px !important;margin-bottom: 30px !important;}”][/vc_column_inner][/vc_row_inner][vc_row_inner css=”.vc_custom_1573149237375{margin-top: 10px !important;}”][vc_column_inner width=”1/2″][vc_single_image image=”3581″ img_size=”full” css_animation=”fadeInLeft”][/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1/2″][vc_column_text]
Le deformazioni del restauro
Il restauratore non sempre era capace di seguire questo difficile disegno e così spesso ne sono uscite delle deformità.
Lo stesso insuccesso si verifica quando si tratta di avere a che fare con pose non comuni come quelle delle teste di Giuda e di Andrea.
La difficile storia dell’ultima cena tuttavia non termina con le complesse opere di restauro.
Infatti all’inizio del XIX secolo, le truppe napoleoniche trasformarono il refettorio in bivacco e stalla.
Infine danni ancora più gravi vennero causati durante la seconda guerra mondiale, quando il convento venne bombardato nell’agosto del 1943.
Venne distrutta la volta del refettorio, ma il Cenacolo rimase miracolosamente salvo tra cumuli di macerie, protetto solo da un piccolo tetto, rimanendo esposto per vari giorni ai rischi causati dagli agenti atmosferici.[/vc_column_text][/vc_column_inner][/vc_row_inner][/vc_column][/vc_row][vc_row layout=”wide”][vc_column css=”.vc_custom_1572638122321{padding-right: 0px !important;padding-left: 0px !important;}”][vc_custom_heading text=”Il grande restauto” use_theme_fonts=”yes” font_weight=”” css=”.vc_custom_1573148402448{padding-right: 0px !important;padding-left: 0px !important;}”][vc_row_inner css=”.vc_custom_1572607600542{padding-right: 0px !important;padding-left: 0px !important;}”][vc_column_inner width=”1/2″][vc_column_text css_animation=”none”]Dopo molti studi e ricerche, nel 1977, prese il via il grande e delicato progetto di restauro.
Un’operazione destinata a durare più di un ventennio, e a mobilitare scienziati, critici d’arte e restauratori di tutto il mondo.
L’opera era ormai ovunque scrostata e lesionata: frazionata in milioni di parti microscopiche si era infilata la polvere, trattenendo l’umidità delle pareti, e creando così le condizioni per l’inesorabile scomparsa del dipinto.
Iniziato il restauro, iniziarono pure le scoperte.
Infatti si è trovato il buco di un chiodo piantato nella testa del Cristo: qui Leonardo aveva appeso i fili per disegnare l’andamento di tutta la prospettiva.
Il restauro è stato concluso nel 1999.
Quest’opera non è solo un pezzo importante della storia dell’arte, ma è un esempio tangibile del genio e dello studio del rinascimento e dell’uomo.
Infatti l’Ultima Cena è stata dichiarata nel 1980 patrimonio dell’umanità dall’Unesco.[/vc_column_text][/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1/2″ css=”.vc_custom_1572637038386{padding-right: 0px !important;}”][vc_single_image image=”3582″ img_size=”full” css_animation=”fadeInRight”][/vc_column_inner][/vc_row_inner][/vc_column][/vc_row]














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